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L.H.O.O.Q. 1919 Marchel Duchamp
29/09/2009Caratteri piccoliCaratteri grandi
È vivamente consigliato copiare
Chiara GattiChiara Gatti

La pratica delle copie dai maestri del passato è sempre stata al primo posto nell’educazione degli artisti. Almeno fino a qualche decennio fa. Quando le accademie funzionavano ancora. E sfornavano autori pronti a confrontarsi da “apprendisti” con il mondo dell’arte, e non convinti, come purtroppo accade oggi, di essere – appena ventenni – dei piccoli Fontana redivivi.

Per spiegare questa affermazione partirò da un aneddoto recente di cui sono stata indirettamente testimone. Alla penultima edizione di Salon Primo, l’esposizione annuale degli allievi di Brera, allestita negli ultimi anni al Palazzo della Permanente di Milano, si è verificata una scena che la dice lunga sul livello di preparazione dei giovani artisti.

Come è noto, la storica istituzione milanese ospita nelle sue raccolte opere di maestri del Novecento fra cui Sironi e Rosai, i cui capolavori campeggiamo nel salone d’ingresso del palazzo.

Bene, in occasione dell’allestimento di Salon Primo, uno studente ritardatario, infilando la porta dell’entrata e trovandosi davanti alle opere dei due mostri sacri del Novecento ha esordito: «accidenti sono davvero in ritardo, gli altri ragazzi hanno già appeso le loro opere!». Straordinario...

Busto classico in mostra a MendrisioL’affermazione è (ahinoi) esemplare di un livello di formazione che non solo non fornisce uno studio adeguato della storia dell’arte in quanto tale, ma neppure suggerisce modelli sui quali ragionare, lavorare, leggere e, in un secondo momento, da interpretare in vista di formarsi poi un linguaggio e una poetica personale.

Inutile riassumere qui tutti i passaggi di quello che è stato nei secoli lo studio del passato attraverso le cosiddette “copie dal passato”. Basterà rispolverare un’antica esclamazione del celebre archeologo e storico dell’arte settecentesco Johann Joachim Winckelmann, che dovrebbe diventare un “mantra” per noi contemporanei: «C’è un solo modo per noi di diventare grandi e forse ineguagliati ed è l’imitazione degli antichi».

La pratica accademica tradizionale prevedeva infatti, ai tempi del Winckelmann, che i giovani artisti si confrontassero col passato, formando il proprio mestiere con la prassi dell’imitazione. Un esercizio scolastico erede delle pratiche di bottega rinascimentali, di quando Leonardo o Raffaello istruivano i loro allievi nella «buona esecuzione», invitandoli a riprodurre col disegno o l’incisione i capolavori dipinti.

In molti casi, infatti, nelle botteghe meglio organizzate, come quella del genio urbinate o quella di Tiziano, gli allievi venivano addestrati a riprodurre finemente le opere pittoriche, veri facsimili realizzati con mano istruita al medesimo stile, tanto da mettere in crisi l’identificazione posteriore dei lavori originali. E non è passato molto tempo da quando anche all’Accademia di Brera gli studenti sudavano sangue sui gessi che oggi giacciono invece semi abbandonati nei sottoscala dell’Istituto. E addio esercizio. Sembra che questa attività non usi più; depennata dal vocabolario di molti giovani artisti che preferiscono la logica del “tutto e subito”, passando direttamente a bucare le tele senza saper disegnare una mano.

Ricordiamoci però che Fontana, da ceramista, creava certi capolavori di modellazione da far sbiancare Rodin; e che Giacometti copiava pedissequamente la linearità delle statue della classicità dalle riviste d’antichità francesi disegnando a margine di ogni illustrazione la sua copia perfetta.

Caso curioso: nel corso del tempo l’artista svizzero cominciò lentamente a staccarsi dai modelli per formarsi uno stile autonomo che poi divenne celebre nelle sue figure asciutte e slanciate. Un passaggio straordinario che emerge scorrendo in sequenza tutte le riviste d’arte antica passategli per le mani da ragazzo sino alla piena maturità.

Detto questo, l’occasione buona per riflettere e attualizzare tale pratica, può venire oggi da alcune mostre destinate a inaugurare la stagione autunnale. A partire da quella appena aperta nei nuovi spazi del Museo d’arte di Mendrisio , dove 150 oggetti dell’antichità classica greca e romana sfilano in una sequenza serrata, costruita intorno alla figura dell’atleta, al mito del corpo e a quell’ideale di bellezza che costituisce una possibilità di confronto per chi volesse misurarsi davvero con lo studio della forma e della perfezione fisica da piegare, in un secondo momento, alle proprie esigenze espressive.

Non dimentichiamoci, a questo proposito, che Egon Schiele conosceva alla perfezione la struttura di ogni tendine, muscolo, nervo, nocca, prima di cimentarsi nelle sue corporeità drammatiche, prima di infliggere pene corporali alle sue figure contorte dal male di vivere.
Conosceva come un patologo la struttura dei corpi su cui andava a infierire, altrimenti la resa, la tortura espressionista, non avrebbe raggiunto livelli di un realismo tanto straziante. Non parliamo di Munch, che prima di plasmare maschere di gomma su facce sfigurate dall’angoscia, siglò da ragazzo ritratti di un verismo straordinario che sembravano usciti dalla tavolozza di Vermeer.

Hopper, Automat, 1927Altro esempio straordinario, che fra pochi giorni approderà a Milano e la cui copia è vivamente consigliata a chi desideri scoprire il mistero di una figurazione carica di ansie moderne, è quello di Edvard Hopper, abilissimo nell’immortalare sottovuoto emozioni di figure vive raggelate nell’attesa. La mostra che aprirà fra pochi giorni al Palazzo Reale di Milano sarà il pretesto ideale per mettersi alla prova, cimentandosi nell’analisi e nella trascrizione di un grande classico contemporaneo.

Copiare la pelle per arrivare al cuore. Lo dico, in special modo, per quanti hanno espresso negli ultimi tempi il desiderio di ricevere giudizi critici sui propri lavori. Ho trovato molte opere esposte su Artcafè foriere di buoni risultati espressivi, ma ancora immature per quanto concerne la tecnica e il presunto “mestiere”.
Prima di entrare nel merito dei singoli casi (per i quali attendo di poter visionare gli esiti di altri lavori), mi permetto di sfidarvi in questo gioco della copia dal capolavoro. Esercizio di stile che, rielaborato a distanza, porterà ad emergere il linguaggio che vi contraddistingue.

Come Picasso… che partì copiando un toro e si ritrovò sulla carta (venti fogli dopo) quattro trame incrociate di straordinaria sintesi. E, come avrebbe detto Tristan Tzara, “inconsapevolmente il vostro lavoro vi somiglierà”.

 
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Commenti: sono stati inseriti 16 commenti
07/02/2010 19:14 | Virgi
se si copia un' opera famosa, secondo me, bisogna mettere un pò di stile proprio..... se no é troppo copiato....
21/11/2009 21:23 | sirlella
La tentazione di copiare opere di altri ce l'ho sempre, però mi sentivo un pò di "approfittare" della bravura dell'artista, che mi schivava la fatica di interpretare il soggetto...ora mi sentirò meglio quando lo farò!!
14/11/2009 13:19 | Ery_Rere
Anche a me hanno detto che copiare fa bene! Infatti ci hanno fatto disegnare i corpi dal vivo cn il modello.. e ci hanno dato anche dei libri di anatomia umana per artisti. Però io ho sempre il difetto che quando riporto sul foglio automaticamente mi viene un corpo fumettistico.. uff..
10/11/2009 23:52 | lillybeth
all'inizio il mio maestro mi faceva copiare da vero, di tutto stoviglie frutti sedie ecc, dipingere, sempre dipingere solo così si acquista la padronanza della tecnica,copiarequadri già impstati, lo trovo limitativo, perchè ti appropri di forme, chiari e scuri gia stabiliti da altri, è difficile poi ritrovare la tua originalità sbrigliare la tua fantasia. Si possono prendere degli spunti ed elaborarli.Ma il creare deve essere proprio.Questo è il mio pensiero. Ciao lillybeth
27/10/2009 15:13 | gian
Ho la mano legata da 40 anni di disegno tecnico e pertanto mi è difficile lasciarmi andare, con questo voglio solo dire che i miei lavori sono una copiatura di opere conosciute e non,fatte da altri.E' un mio grande limite ma non riesco ancora dipindere e/o disegnare qualcosa che sia frutto della mia fantasia o dell'osservazione. Grazie per la pazienza usata per leggermi.
20/10/2009 22:16 | pacini
io copio tutto foto sui giornali su riviste su libri x me e una sfida a vedere se ce la faccio delle volte lo faccio benino delle volte maluccio ma per me va bene cosi pero chiara lei mi a sollevato la coscenza perche mi sentivo come quando andavo a scuola nel lontano 1945 quando delle volte copiavo ela maestra mi sorprendeva grazie
09/10/2009 22:39 | isadibi
Anch'io ho copiato o ...tentato di copiare opere d'arte del passato:un Caravaggio,un Raffaello,alcune della Lempicka,mi sono state molto utili le opere d'arte dei grandi fotografi del primo novecento e,sinceramente,se la copia dei primi(tranne per la Lempicka)mi snerva e mi scoraggia,i secondi mi danno forza,mi gratificano,m'incoraggiano.Dipingo sempre e solo oli su tela e a volte sono in crisi...
07/10/2009 16:51 | bi.ra
ciao Chiara,sono d'accordo con quanto espresso, ma capisco anche la fretta di creare qualcosa di proprio ed originale. certo non metto in dubbio l' utilità di tentare di copiare le opere dei grandi artisti del passato, ma si tratta di un esercizio..credo che chi dipinge sia per hobby che per professione lo faccia perchè ha BISOGNO di esprimere qualcosa, di rappresentare una parte del suo mondo ...e copiare il mondo degli altri non può che lasciarlo insoddisfatto.Ma se, e visto che serve, farò anche questo esercizio!!
05/10/2009 19:04 | erica
sono perfettamente d'accordo sul fatto che quelli che si spacciano per artisti e poi non sanno disegnare, perchè sono partiti subito dai quadri astratti, dovrebbero dedicarsi ad altro, o comunque almeno prima imparare a fare un disegno decente.....perchè l'astrattismo è stata solo l'ultima tappa di un lungo cammino chiamato storia dell'arte
04/10/2009 11:11 | Ariel
Impagabile Chiara!ha con sintesi espresso ciò che anch'io credo.Sussuro con reverenza la parola artista perchè è con reverenza che dobbiamo porci dinnanzi alle luci della storia dell'arte che è quella dell'umanità!Non ho fatto studi artistici ma qualcosa in me dice bello di fronte alla classicità e brutto davanti alla contemporaneità fatta di nulla.Mi piacerebbe molto se questo corso oltre alle tecniche ci avvicinasse alla storia dell'arte proprio x lavorare nel profondo delle nostre menti.Non solo imparare a dipingere ma anche a comprendere e leggere la nostra storia .Grazie
02/10/2009 13:32 | rossella
buongiorno Chiara, sono davvero entusiasta del suo articolo. ho scoperto la mia passione in questo campo da pochissimo e riprodurre le grandi opere (del passato o contemporanee),anche se con tecniche diverse rispetto all'originale, mi ha dato la forza e la sicurezza necessarie ad affrontare il "foglio bianco". nello stesso tempo però avevo la sensazione di aver rubato l'originalità dei veri artisti. il suo intervento mi ha rincuorato sinceramente. grazie mille!!!
01/10/2009 16:06 | JUDY
Ciao Chiara, mi associo anch'io ad aiscia, perchè pensavo che fosse scorretto copiare le opere degli artisti famosi, ma mi sono accorta che serve molto a correggere i propri errori e a stimolarmi sempre più. Grazie.
30/09/2009 21:22 | Mary-Go
Ciao Chiara, articoli sono sempre interessanti ed istruttivi.
30/09/2009 14:57 | Agnes
concordo pienamente per ciò che riguarda l'ignoranza e la mancata umiltà di tanti presunti artisti copiare non è sempre gratificante, ma è utile nella mia galleria inserisco una copia a carboncino di un nudo (realistico!) di Picasso e la copia di un dipinto di Monet, uno dei miei pittori preferiti
29/09/2009 19:08 | adeal
Grazie, Chiara, sono pienamente d'accordo cn Lei. Ho inserito tra le mie immagini una mia copia dell'autoritratto di Delacroix. Ho inoltre copiato un particolare della de Lempicka e la famosa Regata ad Argenteuil di Monet: Questi ad olio, mentre mi sono esercitata su molti classici con matite, acquerelli e a carboncino con i gessi, esercizio che ho trovata stimolante e divertente, anche se difficile. In effetti i gessi mi mancano, ora che non frequento più l'Artistico.
29/09/2009 16:23 | aiscia
Ciao Chiara sono contenta di sapere che copiare opere famose sia corretto,io ho sempre pensato a questo come ad una sorta di scuola,ma quando mostri i tuoi lavori (copiati) vieni criticato! Io ho provato a copiare t.de Lempicka e mi ha aiutato molto per capire soprattutto l'incarnato.Proverò in futuro altre opere di artisti famosi e certamente imparerò qualcosa..Grazie
 
 

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