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Anche i ristoranti sono spazi espositivi!
15/10/2009Caratteri piccoliCaratteri grandi
Spazi espositivi “alternativi”
Chiara GattiChiara Gatti

Prima di affrontare l’argomento di oggi, ovvero quello dei luoghi espositivi estemporanei, vorrei complimentarmi con quanti di voi hanno accettato la sfida di misurarsi coi grandi classici, confrontandosi con la veneranda pratica della copia.

Ho visto ottimi esercizi eseguiti su mostri sacri come Delacroix e Monet; o la “sempreverde” Tamara de Lempicka, il cui potere d’attrazione (confesso) mi resta oscuro ma che, a livello figurativo, rappresenta un’ottima sfidante oltre che un esempio raro di pittura ad alto tasso di sensualità.
Raccolto l’invito e, ora, alla luce dei risultati snocciolati, vi confesserò un segreto. A lungo andare, cimentandosi nella prassi della copia, potreste trovare, fra le pieghe del lavoro altrui, dettagli di un linguaggio che vi contraddistingue e che poi, nel tempo, potreste isolare, come una nuova sostanza organica nella chimica dell’arte. Dalla copia del capolavoro emergerà ciò che contraddistingue la vostra mano: quello sarà il vostro punto di forza… il vostro stile.

Detto questo passiamo alla questione sollevata da alcuni fra voi, interessati a scoprire le potenzialità di luoghi non esattamente deputati ad ospitare mostre d’arte. Al di là delle gallerie private e degli spazi pubblici, cui possono accedere generalmente autori con un curriculum espositivo già accreditato, esistono infatti situazioni occasionali dove artisti in erba possono ottenere una certa visibilità. Talora anche più appagante rispetto alla risposta di pubblico riscontrata nei luoghi rappresentativi. Il mio invito di qualche settimana fa ad accantonare ogni genere di atteggiamento vagamente schizzinoso e a tenere le antenne puntate verso tutte le opportunità che vi si presentano davanti e che potrebbero nascondere incontri fruttuosi, mirava a toccare anche questa annosa questione.

Pare infatti che gli artisti già consacrati dal sistema o che nel sistema hanno anche solo sporto la punta del naso, tendono a storcere la medesima punta di fronte a occasioni espositive alternative, guardate con sospetto, dimenticandosi invece che tale pratica, all’estero, dalla Germania agli Stati Uniti, è assai frequentata anche dai big. Certo la qualità del luogo fa la differenza: esporre nel ristorante dello chef patron Heinz Beck, La pergola di Roma, non sarà come farlo nella pizzeria dietro casa. Ma esistono vie di mezzo dignitose e apprezzabili. Come il locale un po’ modaiolo o il negozio anticonformista.

Recentemente ho visitato la mostra di una giovane pittrice allestita nell’atelier di moda di una altrettanto giovane stilista milanese che, per la serata di inaugurazione, ha allestito una degustazione di vini con una (a sua volta giovane) azienda vinicola della zona. Risultato divertente e utile per tutti.

Molti artisti si attivano infatti per animare occasioni di questo tipo. Visitano un locale per sbirciare la situazione delle pareti, farsi un’idea sul contesto e, di conseguenza, proporre ai titolari un allestimento ad hoc, con opere che possono restare a “decorare” lo spazio in cambio di una buona visibilità.
Esistono anche uffici professionali, allestiti per esempio nei loft, che vantano ambienti adeguati anche per la collocazione di sculture e installazioni e che, in virtù della loro clientela selezionata spesso procurano agli artisti contatti utili con amanti del genere. Architetti e avvocati sono generalmente ben predisposti ad ospitare opere nei loro spazi.

L’ideale restano tuttavia i ristoranti e i luoghi più frequentati dove le opere possono essere ammirate da un pubblico eterogeneo e si possono creare “liaisons” interessanti. Consiglio utile: predisporre un book di immagini da mostrare al titolare del luogo prescelto e una documentazione ricca di biografia e breve nota critica da distribuire per l’inaugurazione.


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Chiara Gatti è storica e critica dell’arte. È specialista di grafica moderna e contemporanea. Scrive per le pagine del quotidiano La Repubblica, è docente di Storia dell’arte Contemporanea presso l’Università dell’Insubria e collabora con la direzione del Museo d’Arte di Mendrisio (CH). 
Ha curato, fra gli altri, testi e mostre monografiche dedicati all’opera di Manet, Amisani, Wildt, Boccioni, Mirò, Marini, Melotti, Ferroni, Pericoli, Della Torre, Spinoccia e Bergomi, collaborando con case editrici come Bruno Mondadori, Skira, Silvana, Lubrina. Cura inoltre per i tipi di Electa e Bruno Mondadori la sezione di arte contemporanea per il manuale scolastico L’arte tra noi, mentre nel 2008 pubblica per le Edizioni Bruno Mondadori, al fianco di Enrico De Pascale, il saggio Dentro la Cornice dedicato al sistema dell’arte contemporanea. Partecipa, in qualità di membro della giuria, a numerosi premi d’arte, fra cui la Biennale Giovani di Monza, il Premio Artivisive San Fedele, il Premio Segantini, il Premio Profilo d’Arte oltre all’Asolo Art Film Festival. Fra le mostre a tema cura, su incarico dall’associazione Centenario CGIL, Il lavoro inciso, mostra itinerante allestita a Bolzano, Lecce e alla Fondazione Stelline di Milano, e L’estetica della velocità allestita a Villa Panza a Varese e promossa dall’Università dell’Insubria. Cura infine cataloghi di giovani artisti, fra cui si segnalano i testi redatti per Fabrizio Pozzoli, Marco Perroni, Gaetano Fracassio, Daniela Novello, Cinzia Fiorese, oltre a un testo sugli autori dell’Harlem Studio di New York by Montrasio Arte presentati lo scorso mese di maggio al Museo Bodini di Gemonio.

 
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Commenti: sono stati inseriti 7 commenti
24/11/2009 22:58 | Stefano Guarnieri www.fotofantasy.eu
E’ vero gli spazi espositivi alternativi esistono e soprattutto funzionano davvero. Ho da poco terminato una mostra personale presso i locali di un hotel, ed anche se all’inizio ero molto scettico, i risultati sono venuti fuori alla grande, sono riuscito a vendere il 20% delle opere esposte.
10/11/2009 23:22 | lillybeth
Ciao, è da oltre dieci anni che faccio parte di un gruppo culurale di pittori, ma haimè al ristorante la gente va solo per mangiare!! Figurarsi se danno un occhiata alle pareti. Facciamo mostre collettive e mini collettive ovunque,se si espone al chiuso è difficile che entrano a vedere se non "gli addetti al lavoro" se fai una colletiva all'aperto in piazza, magari dipingendo, un minimo di interesse lo susciti, ma c'è chi appunto arriccia il naso perchè non in un posto consono. l'idea di Mario è da prendere in considerazione. Ma il tema è complesso. Ciao
03/11/2009 08:39 | nerigi
lo avevo già pensato anche io di esporre in un ristorante ma poi mi sono bloccata perchè sconosciuta avevo paura di un rifiuto adesso che ho letto il suo articolo mi sono rincuorata ci riprovo grazie
30/10/2009 21:56 | ilyarte
salve chiara chiatti,sono ilaria de leonardis ti faccio i miei auguri per la tua carriera sei veramente in gamba...vorrei diventare come te!!? quest anno finisco la specialistica in scenografia all accademia delle belle arti a lecce e poi!?!? booo!?! codiali saluti ily
30/10/2009 15:06 | maurofondi
GRAZIE CHIARA GATTI MI FAREBBE MOLTO PIACERE SE TE MI dai qualche nominativo di locale dove posso porporre i miei quadri grazie
26/10/2009 21:42 | mel
ciao ho una domanda...secondo lei un critico d'arte dovrebbe essere anche un pittore e/o disegnatore...oppure cio non è utile ai fini della critica di un dipinto?saluti
25/10/2009 07:34 | MARIO
Sto per sperimentare una mia idea, UNA MOSTRA ITINERANTE, non è il pubblico che viene a visitare la mia mostra , ma è la mia Mostra che va a visitare il pubblico, scuole , uffici, ristoranti ect. . Una mostra che si sposta per un breve periodo nello stesso territorio da un locale ad un'altro.
 
 

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