Prima di affrontare largomento di oggi, ovvero quello dei luoghi espositivi estemporanei, vorrei complimentarmi con quanti di voi hanno accettato la sfida di misurarsi coi grandi classici, confrontandosi con la veneranda pratica della copia.
Ho visto ottimi esercizi eseguiti su mostri sacri come Delacroix e Monet; o la sempreverde Tamara de Lempicka, il cui potere dattrazione (confesso) mi resta oscuro ma che, a livello figurativo, rappresenta unottima sfidante oltre che un esempio raro di pittura ad alto tasso di sensualità.
Raccolto linvito e, ora, alla luce dei risultati snocciolati, vi confesserò un segreto. A lungo andare, cimentandosi nella prassi della copia, potreste trovare, fra le pieghe del lavoro altrui, dettagli di un linguaggio che vi contraddistingue e che poi, nel tempo, potreste isolare, come una nuova sostanza organica nella chimica dellarte. Dalla copia del capolavoro emergerà ciò che contraddistingue la vostra mano: quello sarà il vostro punto di forza
il vostro stile.
Detto questo passiamo alla questione sollevata da alcuni fra voi, interessati a scoprire le potenzialità di luoghi non esattamente deputati ad ospitare mostre darte. Al di là delle gallerie private e degli spazi pubblici, cui possono accedere generalmente autori con un curriculum espositivo già accreditato, esistono infatti situazioni occasionali dove artisti in erba possono ottenere una certa visibilità. Talora anche più appagante rispetto alla risposta di pubblico riscontrata nei luoghi rappresentativi. Il mio invito di qualche settimana fa ad accantonare ogni genere di atteggiamento vagamente schizzinoso e a tenere le antenne puntate verso tutte le opportunità che vi si presentano davanti e che potrebbero nascondere incontri fruttuosi, mirava a toccare anche questa annosa questione.
Pare infatti che gli artisti già consacrati dal sistema o che nel sistema hanno anche solo sporto la punta del naso, tendono a storcere la medesima punta di fronte a occasioni espositive alternative, guardate con sospetto, dimenticandosi invece che tale pratica, allestero, dalla Germania agli Stati Uniti, è assai frequentata anche dai big. Certo la qualità del luogo fa la differenza: esporre nel ristorante dello chef patron Heinz Beck, La pergola di Roma, non sarà come farlo nella pizzeria dietro casa. Ma esistono vie di mezzo dignitose e apprezzabili. Come il locale un po modaiolo o il negozio anticonformista.
Recentemente ho visitato la mostra di una giovane pittrice allestita nellatelier di moda di una altrettanto giovane stilista milanese che, per la serata di inaugurazione, ha allestito una degustazione di vini con una (a sua volta giovane) azienda vinicola della zona. Risultato divertente e utile per tutti.
Molti artisti si attivano infatti per animare occasioni di questo tipo. Visitano un locale per sbirciare la situazione delle pareti, farsi unidea sul contesto e, di conseguenza, proporre ai titolari un allestimento ad hoc, con opere che possono restare a decorare lo spazio in cambio di una buona visibilità.
Esistono anche uffici professionali, allestiti per esempio nei loft, che vantano ambienti adeguati anche per la collocazione di sculture e installazioni e che, in virtù della loro clientela selezionata spesso procurano agli artisti contatti utili con amanti del genere. Architetti e avvocati sono generalmente ben predisposti ad ospitare opere nei loro spazi.
Lideale restano tuttavia i ristoranti e i luoghi più frequentati dove le opere possono essere ammirate da un pubblico eterogeneo e si possono creare liaisons interessanti. Consiglio utile: predisporre un book di immagini da mostrare al titolare del luogo prescelto e una documentazione ricca di biografia e breve nota critica da distribuire per linaugurazione.
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Chiara Gatti è storica e critica dellarte. È specialista di grafica moderna e contemporanea. Scrive per le pagine del quotidiano La Repubblica, è docente di Storia dellarte Contemporanea presso lUniversità dellInsubria e collabora con la direzione del Museo dArte di Mendrisio (CH).
Ha curato, fra gli altri, testi e mostre monografiche dedicati allopera di Manet, Amisani, Wildt, Boccioni, Mirò, Marini, Melotti, Ferroni, Pericoli, Della Torre, Spinoccia e Bergomi, collaborando con case editrici come Bruno Mondadori, Skira, Silvana, Lubrina. Cura inoltre per i tipi di Electa e Bruno Mondadori la sezione di arte contemporanea per il manuale scolastico Larte tra noi, mentre nel 2008 pubblica per le Edizioni Bruno Mondadori, al fianco di Enrico De Pascale, il saggio Dentro la Cornice dedicato al sistema dellarte contemporanea. Partecipa, in qualità di membro della giuria, a numerosi premi darte, fra cui la Biennale Giovani di Monza, il Premio Artivisive San Fedele, il Premio Segantini, il Premio Profilo dArte oltre allAsolo Art Film Festival. Fra le mostre a tema cura, su incarico dallassociazione Centenario CGIL, Il lavoro inciso, mostra itinerante allestita a Bolzano, Lecce e alla Fondazione Stelline di Milano, e Lestetica della velocità allestita a Villa Panza a Varese e promossa dallUniversità dellInsubria. Cura infine cataloghi di giovani artisti, fra cui si segnalano i testi redatti per Fabrizio Pozzoli, Marco Perroni, Gaetano Fracassio, Daniela Novello, Cinzia Fiorese, oltre a un testo sugli autori dellHarlem Studio di New York by Montrasio Arte presentati lo scorso mese di maggio al Museo Bodini di Gemonio.