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Mano
04/11/2009Caratteri piccoliCaratteri grandi
Sapete disegnare una mano perfetta?
Chiara GattiChiara Gatti
Alzi la mano chi non ricorda il celebre film del 1964 di Howard Hawks con Rock Hudson, Lo sport preferito dall’uomo . Quello in cui l’attore americano interpreta il ruolo di un esperto di pesca, autore di un celebre manuale e punto di riferimento per moltissimi appassionati del genere.
Tutto questo senza essere in realtà un intenditore vero e proprio di questo sport e, peggio ancora, non aver mai pescato una volta in vita sua. Bene, l’esempio si presta bene per illustrare una questione di metodo particolarmente adatta anche al sistema dell’arte.
A Mel, che chiede se sia utile essere anche pittori per essere critici d’arte preparati, rispondo che… sarebbe meglio. O, meglio, non essere artisti, ma conoscere le tecniche. Questo per avere una conoscenza adeguata degli strumenti del mestiere e del loro linguaggio specifico.

Personalmente, quando ho deciso di dedicarmi alla grafica d’arte, mi sono misurata con i diversi processi, dalla puntasecca all’acquaforte alla litografia. Mi sembrava impossibile riconoscere il linguaggio delle diverse incisioni senza averlo sperimentato personalmente.
Questo non significa che io sia un incisore naturalmente. Il talento artistico è un’altra cosa. Qui si tratta semplicemente di studio. Il buon Rock Hudson aveva studiato ogni trucco della pesca perfetta. Cosa che, fra l’altro, invertendo i ruoli, varrebbe a mio parere anche per gli artisti stessi. Cui non farebbe male studiare un po’ di storia della critica, oltre alla storia dell’arte stessa. Giusto per avvicinarsi alle correnti di pensiero, alle tendenze, conoscere le vicende di critici che, nelle loro parole, hanno catturato il senso di molte ricerche estetiche. Fondamentali, per esempio, gli scritti di Arcangeli sul naturalismo. O quelli di Testori sulla figura.

Ma lo studio è anche pratica. Quando sollecitavo a confrontarsi con i classici, a copiare i maestri del passato, alludevo a una questione di metodo. E, ancora una volta, di studio e applicazione.

Lezione numero uno: il disegno dal vero. Soggetto consigliato, la propria mano… nulla di più semplice e, allo stesso tempo, complicatissimo. Come suggerisce un manuale illuminante, in bilico fra arte e psicologia, intitolato «Disegnare con la parte destra del cervello» della storica americana Betty Edwards, la mano è il più fertile territorio di studio. L’anatomia nel suo complesso, poi, sarebbe l’ideale.
So che molti colleghi storcerebbero il naso a tali affermazioni, che nel mondo dell’arte contemporanea potrebbero essere considerate degli anacronismi. E, di fatto, ci ritroviamo costantemente faccia a faccia con artisti abilissimi nell’assemblare cartelli stradali con le porte dei frigoriferi senza tuttavia saper tenere in mano una matita. Molti studenti dell’accademia tagliano tele al primo anno, dimenticandosi che Fontana lo aveva fatto negli anni Cinquanta dopo vent’anni di studio come ceramista. O, peggio, non lo sanno neppure che qualcuno, cinquant’anni fa, ha già tagliato le tele con un rasoio. Mancanza di studio, appunto. E anche di pratica.
Recentemente ho visitato lo studio di un artista dedito da anni alla figurazione, capace di disegnare mani grandi come una monovolume, percorse da una quantità di vene inesistenti e con dita a cinque nocche. Nessun artificio espressionista, credetemi. Solo un limite, la scarsa conoscenza dell’anatomia e del disegno.
A qualcuno sembrerò ossessiva, ma l’improvvisazione ha le gambe corte. Solo avendo una conoscenza di base approfondita dei soggetti ci si può permettere di modificarli, con cognizione di causa.
Bene, a questo punto potreste fare un esperimento: visitate un certo numero di gallerie d’arte che trattino artisti contemporanei (meglio ancora se giovani) concentrati sulla figurazione nelle sue diverse varianti. Vestendo i panni del critico provate a capire chi di loro abbia una solida formazione di base, chi conosca il mezzo e le regole d’oro della composizione. Questo vi aiuterà a farvi un’idea sul valore delle opere esposte, sulla qualità dei lavori e sul talento stesso degli artisti. Tutto il resto – invenzione, novità, provocazione, concetto – sono dati addizionali che contribuiscono a caratterizzare l’esito di una ricerca, ma non certo a consacrarlo.
Buono studio!




___________________________________________________________________________

Chiara Gatti è storica e critica dell’arte. È specialista di grafica moderna e contemporanea. Scrive per le pagine del quotidiano La Repubblica, è docente di Storia dell’arte Contemporanea presso l’Università dell’Insubria e collabora con la direzione del Museo d’Arte di Mendrisio (CH). 
Ha curato, fra gli altri, testi e mostre monografiche dedicati all’opera di Manet, Amisani, Wildt, Boccioni, Mirò, Marini, Melotti, Ferroni, Pericoli, Della Torre, Spinoccia e Bergomi, collaborando con case editrici come Bruno Mondadori, Skira, Silvana, Lubrina. Cura inoltre per i tipi di Electa e Bruno Mondadori la sezione di arte contemporanea per il manuale scolastico L’arte tra noi, mentre nel 2008 pubblica per le Edizioni Bruno Mondadori, al fianco di Enrico De Pascale, il saggio Dentro la Cornice dedicato al sistema dell’arte contemporanea. Partecipa, in qualità di membro della giuria, a numerosi premi d’arte, fra cui la Biennale Giovani di Monza, il Premio Artivisive San Fedele, il Premio Segantini, il Premio Profilo d’Arte oltre all’Asolo Art Film Festival. Fra le mostre a tema cura, su incarico dall’associazione Centenario CGIL, Il lavoro inciso, mostra itinerante allestita a Bolzano, Lecce e alla Fondazione Stelline di Milano, e L’estetica della velocità allestita a Villa Panza a Varese e promossa dall’Università dell’Insubria. Cura infine cataloghi di giovani artisti, fra cui si segnalano i testi redatti per Fabrizio Pozzoli, Marco Perroni, Gaetano Fracassio, Daniela Novello, Cinzia Fiorese, oltre a un testo sugli autori dell’Harlem Studio di New York by Montrasio Arte presentati lo scorso mese di maggio al Museo Bodini di Gemonio.

 
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Commenti: sono stati inseriti 24 commenti
04/02/2010 09:35 | Valentino
Chi ha disegnato la mano di fianco al titolo? salute a tutti
06/01/2010 21:13 | Aky
be' io dico che quando provo a disegnare dele mani e dei piedi non immaginate che totale schifo che mi viene!!! E' INCREDIBILE!Mio pedre mi dice sempre che io sono una frana nel disegnarli, vado meglio con i visi e io okki anche perchè la cosa che mi attrae di piu' in un disegno sono gli okki!!
15/12/2009 11:36 | marab
sono daccordissimo con lei! il film lo ricordo benissimo! e avrei espresso il concetto col suo stesso esempio! la mano come il piede è sempre una "brutta bestia" e chi ha fatto figura lo sa.. ma se la padroneggi come si dice "sei un pezzo avanti.." apprezzo molto il suo articolo, grazie!
14/12/2009 21:43 | jhonny
Cara Chiara mi sarebbe tanto piaciuto avere un parere sui mieidisegni anzi sulle mie mani,ad oggi anora non ho avuto risposta attendo by JH:
08/12/2009 22:40 | Dya
Ho appena letto il suo articolo ( meglio tardi che mai), sono d'accordissima. Non ho fatto studi artistici ma ho provato a disegnare la mia mano, non è sicuramente un capolavoro...ma Le dirò... per una come me che ha studiato solo il disegno tecnico è una gran soddisfazione. Non pensavo di esserne capace, avrò strappato una decina di fogli.Quindi è fondamentale provare e riprovare !
03/12/2009 15:59 | umby
sono completamente d'accordo con l'articolo che ha scritto,è vero molti artisti giovani ricalcalcano le orme di grandissimi artisti quale lei ha citato Fontana,Picasso..ecc non pensando che questi avevano alle spalle un grande studio che in seguito è maturato in ciò che oggi conosciamo.Per quanto riguarda l'accademia mi rammarica veramente che ci siano allievi che al primo anno improvvisino in tal modo.Personalmente non ho frequentato l'accademia,ho un diploma di stilista di moda,ma assicuro che prima di disegnare una stilizzazione di un figurino ho fatto 4 anni di scorticati,ecc...
01/12/2009 13:58 | grazia
dopo aver letto l'articolo ci ho provato anch'io...è stata veramente dura, ma concordo su tutto. Grazie.
30/11/2009 12:58 | isadibi
Mi sentivo così inadeguata e fuori moda e non osavo dire le cose che lei sostiene;immagini dunque la mia soddisfazione nel leggerle!Io sono convintissima di quello che lei dice,l'unico problema è che tendo a scoraggiarmi per svariati motivi che s'intuiscono facilmente.Purtroppo la serietà spesso non è riconosciuta nè valorizzata.
29/11/2009 12:34 | Pemade
Grazie Chiara Gatti..... chiara, bravissima e bella...ciao
25/11/2009 23:08 | vera
anche io ho grande timore nel disegnare una mano...un occhio ecc...mi sono cimentata solo nei paesaggi..e' decisamente piu' semplice,ma spero di provarci al piu' presto
17/11/2009 16:00 | davina
Giusto 10 giorni fa in libreria ho proprio trovato il libro di Betty Edwards, lo sto leggendo e ci sto provando con i tre primi esercizi fra cui proprio la MANO (la inserirò fra i miei lavori) come disegno definito "iniziale" per poter notare l'evidenza dei progressi succesivi.... per una che dipinge solo "fiori"! VEDREMO!!!
14/11/2009 13:16 | Ery_Rere
A me le mani nn riescono per niente..faccio ancora difficoltà a disegnarle..nonostante i vari esercizi che mi hanno fatto fare alla scuola di fumetto..e tra questi il disegno dal vivo! Per me è stato molto complicato perchè nn ho una base di scuola d'arte.. e quindi quando disegno le mani le faccio direttamente fumettistiche..e molte volte mi escono ancora difettose.. che devo fare?!
14/11/2009 10:56 | jhonny
Salve Sig. Chiara io ho fatto un po' di esercizio,ho disegnato la mia mano è quella di mio figlio è stato piu' difficile di quanto credessi,riprovero' ancora perche' mi ha commosso tanto vedere le nostre mani piu' di un ritratto.Arrivederci Jhonny
12/11/2009 08:18 | bluftalo
mel la risposta e' gia' data....una volta che sei bravo a diosegnare poi opuoi spaziare quanto vuoi...picasso prima di creare cose "pazze"era un disegnatore figurato eccezionale,poi o ti annoi o cerche altro...cominci a distaccarti.questa e' la padronanza della materia,non so se mi sono spiegata.il disegno accademico serve per avere delle basi,poi sta allp'artista crescere o rimanere accademico....lavoro lavoro e lavoro....non passatempo....anche in medicina e' cosi'si puo' essere dei buoni medici ma solo pochi diventeno la montalcini.....baci
11/11/2009 18:35 | nerigi (nella)
adesso ti disegno la mia mano e appena lo scanner funziona te la mando
11/11/2009 18:34 | nerigi (nella)
mi trovi d'accordo la mia Maestra nell'atelier prima di lasciarmi dipingere a olio mi ha fatto passare 5 e dico 5 anni a disegnare, dal vero, a carboncino, nature morte, nudi con la modella e poi mi ha dato il permesso di usare i pennelli
10/11/2009 23:37 | lillybeth
E' vero bisogna disegnare, disegnare,disegnare,con la destra riprodurre la sinistra con la sinistra riprodurre la destra. Prendere una figura semplice di un nudo girarla in gambe all'aria e copiarla,copiarla e non ricalcarla! una volta finito, si gira il foglio e voilà il disegno è perfetto. Sono tutti esercizi che ti portanto ad avere dimestichezza con il disegno e poi verrà il resto
10/11/2009 21:50 | mel
ora la mia domanda é:..come si comporta la critica davanti a questo tipo di "nuovi" pittori che emulano una pittura "antica"?..ovviamente mi riferisco a chi interpreta la pittura con gusto curando l'originalità dell'impostazione scenica...chi possiede una tecnica raffinata è davvero considerato "troppo tecnico ed accademico"?..è possibile che lo studio e l'applicazione debba esser messa in secondo piano(quasi considerata scontata)? gazie saluti
10/11/2009 21:46 | mel
spesso raggiungono risultati notevoli...ma spesso,con mio rammarico sono tacciati dal pubblico di riprodurre dipinti fuori"tempo"..o ancora di dipingere con colori "troppo cupi"(di gusto barocco o caravaggesco ad esempio,senza tener conto del complesso studio dei colori e dei contrasti)..o tacciati di esser "troppo"accademici..ed altri inascoltabili commenti...comprendo che un certo tipo di pittura è piùù apprezzata dagli addetti ai lavori che ad altri(personalmente forse non sono di parte in quanto amo questo tipo di pittura e mi piacerebbe imparare)..
10/11/2009 21:35 | mel
gentile sig.ra gatti...avrei una domanda...come espresso nel mio precedente post,mi trovo daccordo con il contenuto dell'articolo da lei redatto...ammiro i grandi maestri del passato che quanto a formazione di loro stessi e degli allievi spendevano forse tutta la vita con dedizione,impegno e spirito di abnegazione...ore di lavoro ecc.frequentando mostre o alcuni pittori del mio paesino che si rifanno allo studio della pittura barocca o comunque allo studio dei grandi maestri... con ore di lavoro e con non poco sacrificio questi pittori emergenti
10/11/2009 10:49 | bluftalo
condivido tutto,ma proprio tutto..bisogna sapere disegnare benissimo il figurativo prima fino alla noia prima di sperimentare altro....credo sia un percorso obligatorio....e' come studiare per una laurea e poi prendere una specializzazione...
07/11/2009 18:11 | Mary-Go
Penso che l'approfondimento e lo studio sia indispensabile per svolgere qualsiasi attività,figuriamoci per chi sceglie l'arte( come hobby nel mio caso).Mi trovi d'accordo sul fatto di studiare la storia della critica, la storia dell'arte e conoscere le varie tendenze (cercherò adesso Arcangeli e Testori).Questo articolo mi consola perchè credevo di essere esagerata perchè vado alla ricerca di libri (meglio se parlano d'arte) Perchè in questo sito non date delle note bibliografiche e commentate le opere di artisti? Ciao
05/11/2009 10:38 | mel
fondamentali nella formazione artistica..e quindi mi trova daccordo sulla mancanza di qualità e sull'arte di improvvisarsi pittori..da qui nascono i miei dubbi...continuare nella formazione artistica o fermarsi? so di avere molti limiti dovuti alla mancanza di studio e applicazione in tutti questi anni..quando si parla con la gente sembra premiare la mediocrità,il disinpegno e il non studio..ma non la vedo così.. a me piacerebbe essere destrutturato e cominciare da zero..per quel che se ne dica ritengo che la tenica sia portante... grazie
05/11/2009 10:31 | mel
gentile signora.. ho letto con piacere il suo articolo la ringrazio per la risposta...sono daccordo con lei anche sulla seconda parte dell'articolo..sono uno studente di economia..da sempre inseguo l'arte ma solo nell'ultimo anno ho cominciato ad applicarmi con più assiduità... il suo articolo è assiemre uno stimolo allo studio ma anche un "invito a lasciar perdere"...nel senso che sono dell'oipinione,mo comunque quello che mi piacerebbefare è un percorso di tipo classico fondato sullo studio "accademico" dell'arte..ora so che l'arte non fa sconti,lo studio dell'atonomia ecc.sono
 
 

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